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.: capitolo 1

Quell’incredibile fascino delle musicassette (mc o tape)
di Emanuele Bigi

Un fatto strano ha attirato la mia attenzione: migliaia di persone in tutto il mondo stanno dando nuova vita alle cassette audio in voga da metà/fine anni ’70 a tutti gli anni ’90. Sarà una chiusura del cerchio, l’eterno ritorno, resistenza alla musica liquida (termine che immediatamente mi porta a pensare ad altro di spiacevolmente liquido), romanticismo, feticismo, continuate voi a piacere: il mercato delle cassette, anche se per pochi appassionati, è nuovamente vivo. Troviamo le immagini di cassette su t-shirt, felpe, borse, tracolle, giacche, riviste, giornali, esattamente come una decina di anni fa era ricomparso il vinile a sua volta dato più volte per “finito”, obsoleto, sorpassato.
Ora i vinili e i giradischi sono persino trendy oltre ad essere associati all’idea di qualità musicale, di gusto sopraffino, di “roba da veri intenditori” e amanti della musica da contrapporsi ai fruitori senza pretese dei formati compressi e di scarsa qualità sonora come gli MP3. Allo stesso modo sta facendo ora bella figura la cassetta audio, nuovamente in produzione anche se per una nicchia a livello mondiale: un supporto già utilizzato a suo tempo (e pure oggi) soprattutto come mezzo di promozione da gruppi e artisti che si autoproducono e necessitano di un supporto economico, stampato in poche centinaia di copie, raramente oltre il migliaio.
Questo prodotto era un tempo venduto o distribuito ai concerti, spesso eventi unici, di cui le mc diventavano preziosa testimonianza, spesso in tiratura limitata e numerata. Di più, costituivano per chi ne entrava in possesso la prova della partecipazione a quel concerto o a quello storico tour. I dischi e successivamente i cd potevano essere comprati nei negozi da tutti mentre queste mc autoprodotte no. Anche i DJ dell’epoca (sempre da metà ’70 a metà ’90) incidevano cassette con selezioni musicali mixate oppure con intere serate nelle discoteche. Anche in questo caso la mc catturava l’evento e assumeva il valore di documento/fotografia di un’epoca, di un gusto, di un locale e delle sue frequentazioni: soprattutto dei dischi e delle sonorità che caratterizzavano quel dj e quel locale e di conseguenza i suoi frequentatori. I dj più importanti arrivarono a produrre centinaia di queste cassette, numerate progressivamente, nell’ordine di una o due al mese, stampate in decine di copie, per poi lanciarle dalla consolle . Oggi i dj di fama mondiale selezionano i brani nei cd distribuiti da case discografiche ma il fascino, l’appeal è decisamente diverso. I collezionisti e gli amanti della musica, dal rock al metal, dal funky all’afro, dal soul all’elettronica vanno oggi a caccia di questi cimeli che contengono emozioni, ricordi, giustamente considerati preziosi perché, è inutile negarlo, tutto veniva percepito in modo più intenso e magico compresa la musica, indiscutibilmente “migliore”. Chiedete a vostro nonno, a vostro padre, ai vostri coetanei (e magari a vostro figlio), chiunque: la musica migliore è sempre quella della gioventù (tranne la classica e il jazz che fanno storia a sé).
Riguardo alla deperibilità dei nastri delle musicassette non ci sono dubbi. Dopo centinaia di ascolti i nastri tendevano a smagnetizzarsi e a suonare più cupi, spesso paradossalmente deperivano prima quelli “ufficiali” comprati nei negozi rispetto a quelli di qualità cromo o metal incisi in casa per utilizzo personale. Una lenta agonia che portava la cassetta al riposo finale nel bidone oppure al lancio fuori dal finestrino dell’auto durante un’’impeto di rabbia finale.
I cultori della qualità musicale, quelli con in casa ottimi impianti HI-FI avevano però già capito nei primi anni ’80 come combattere questo deterioramento del nastro: da una parte utilizzando ottime piastre (e doppie piastre) per la riproduzione, dall’altra ottime cassette vergini al cromo, al ferro-cromo o al metal. Acquistare cassette al metal o al cromo della BASF, THAT’S o TDK diventò una esigenza dettata dalla incredibile fedeltà e “tenuta” delle incisioni effettuate su quei supporti. Ancora oggi quelle cassette, se conservate con cura lontano da polvere, calore e umidità, regalano grandi emozioni. Persino i giovani con un buon orecchio possono capire la differente qualità di un ascolto di questo tipo rispetto al formato compresso della musica liquida. Loro però non capiscono e non concepiscono il “supporto” che crea ingombro e contiene “poca” musica. Indossano magari le t-shirt con le cassette stampate ma non credo potranno mai desiderare di utilizzarle.
Gli amanti della musica che hanno passato i 35/40 anni e che vogliono oggi rispolverare piastre e cassette dopo dischi e giradischi stanno invece aumentando. In particolare le cassette fatte in casa che sono necessariamente cariche di ricordi, sapori, umori, emozioni. Con le loro etichette adesive da applicare sui due lati con i nomi dei gruppi e i titoli dei dischi oppure con dediche e messaggi d’amore nel caso di compilation, fanno persino tenerezza. Altrettanto evocative le copertine di cartoncino sulle quali i più creativi incollavano le copertine dei dischi ritagliate dalle riviste, ini tempi in cui internet ancora non esisteva e non era tutto disponibile a portata di click . Cassette rock, metal, pop, new-wave, punk, black music, afro-funky, acquistavano maggior dignità e personalità con questi art-work casalinghi.
Spiegare oggi a chi ha meno di 30 anni ed è cresciuto quindi in piena era digitale (mentre noi ultraquarantenni abbiamo un piede qui e uno là) la soddisfazione nel creare un oggetto artigianale che ha rischiesto tempo, selezione accurata, dedizione, non è certo facile. Con un click oggi è possibile scaricare e inviare intere discografie e terabite di live e rarità. Ore e ore, giornate di musica che nessuno ascolterà mai come sottolinea brillantemente anche Simon Reynolds nel suo illuminante libro “Retromania”. Perchè il tutto, il troppo, equivale al nulla.
La cassetta creata per una persona, amico o fidanzata era invece un regalo apprezzato e in qualche modo “unico”; conteneva infatti le cose più preziose che abbiamo da dare: il nostro tempo, le nostre passioni, i nostri gusti. Potevi collegare il microfono alla piastra oppure utilizzare un mangiacassette per incidere le tue canzoni, le tue cover, le tue idee: voce, chitarra, piano o tutto il tuo gruppo alle prese con l’immancabile “Smoke on the water” assassinata e straziata ancora una volta. E che “bella storia” era stampare la cassetta “Live” al concorso rock o alla sagra parrocchiale con scritto sopra “Live in Quartiere Orologio” con data e foto di gruppo.
Anche nel caso più frequente di incisioni da dischi o da trasmissioni radiofoniche, la cassetta incisa ad uso personale richiedeva tempo, dedizione e coordinazione. Fare una buona cassetta con i livelli giusti (né incisa bassa quindi con parecchio “soffio” di fondo”, né troppo alta quindi a rischio distorsione) era puro artigianato. Dovevi lasciare il giusto spazio fra un brano e l’altro in modo che le testine lo “leggessero” per trovare la traccia successiva nella modalità “avanti veloce”. Dovevi calcolare la durata, sfumare con la manopola del livello quando stava per finire il nastro oltre a decine di finezze che non saprei elencare. Riguardare e riascoltare le collezioni di mc credo sia per chi ama la musica un grande piacere e un tuffo nei ricordi, l’equivalente dello sfogliare gli album fotografici dell’adolescenza e della gioventù. Determinati generi musicali ci hanno appassionato per periodi più o meno lunghi e quelle cassette ne sono la testimonianza; sono oggetti veri, reali, che hanno catturato i nostri gusti e il nostro modo di vedere e interpretare il mondo, sono carichi di ricordi e di emozioni. Accettate questo mio umile consiglio: cambiate le cinghie delle vostre piastre, magari anche le testine se ne hanno bisogno. Il tutto vi costerà dai 25 ai 50 euro, (qualcosa in più forse un caso di doppia piastra) ovviamente dal vostro tecnico di fiducia. Riascoltare le vostre cassette vi darà una gioia che non ha prezzo. Magari vi riprenderà la passione e regalerete alla vostra compagna una nuova “compilation” con i vostri pezzi preferiti degli ultimi 15-20 anni. Se è una donna sensibile ed intelligente capirà l’abisso che separa questo regalo da un file inviato con un click.

Ottobre 2014

Emanuele Bigi