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.: capitolo 3

IL PIACERE DELLA CARTA : libri, riviste, fanzine.
di Emanuele Bigi

Il gusto della carta: libri, riviste, fanzine. di Emanuele Bigi Le notizie che ci arrivano dal mondo anglosassone parlano di un buon successo dei nuovi formati elettronici sui quali è possibile leggere libri, giornali, riviste.
Qualche esperto di mass media e presunto futurologo si spinge oltre parlando di una probabile "fine" dell'oggetto di carta in un futuro non lontano (così come qualche anno fa aveva erroneamente previsto la fine del vinile e dei supporti audio analogici).
Personalmente su queste affermazioni sono alquanto scettico. L'oggetto vero, da tenere fra le mani, sfogliare, annusare (esatto, avete presente quel buon odore di carta, quella fragranza) non credo potrà mai morire. Il libro, specialmente nella sua edizione migliore, di solito la prima, quella grande con copertina rigida, scritto a lettere grandi e ben leggibili, resta a mio avviso insostituibile. La stampa successiva più economica (ma ancora non tascabile), con la sua copertina morbida, il formato ridimensionato, le lettere scritte piccole che attualmente esce a distanza di un anno o poco più rispetto alla prima stampa mi piace decisamente meno. Leggo da oltre 25 anni libri che mi incuriosiscono, che mi intrigano, scoperti per caso grazie a qualche recensione sull'ottimo bimestrale "PULP", oppure grazie ad altri autori, o ancora scovati per puro caso (ma esiste il caso ?) nei mercatini dell’usato. Senza pormi limiti e spaziando fra i generi più disparati ho letto e riletto libri grazie ai quali la mia visione del mondo e delle persone è cambiata, maturata, si è ampliata. Francamente prediligo il libro magari usato ma sempre in formato non economico perché il piacere della lettura è uno dei più grandi per l'essere umano: che senso ha faticare su lettere piccole o accontentarsi di edizioni economiche. La stessa cosa vale per le bellissime riviste musicali dagli anni '80 ad oggi: Mucchio, Rockerilla, Buscadero, Rumore, Heavy Metal, Rockstar, Blow Up, persino inglesi come Q, Mojo, Uncut mi danno piacere ancora oggi a distanza di anni con le belle foto, gli articoli di approfondimento, le recensioni dei dischi (che spesso non ti trovano d'accordo). L'attesa per il nuovo numero era un piacevole tormento, un indovinare se i tuoi musicisti preferiti sarebbero stati presenti oppure recensiti e come. Quaado la rivista era troppo generica e non trattava il filone musicale di tuo interesse o comunque non abbastanza, ecco comparire miracolosamente decine di fanzine ovvero riviste "povere" esteticamente ma ricche di contenuti, create da fan e amanti di un certo gruppo o di una certe sonorità, nate per i fedeli di quel gruppo e di quella sonorità, quasi una setta (ma in senso buono). Si poteva acquistare per posta o ai concerti, difficile da reperire, sotterranea, decisamente una cosa da “carbonari”. Spesso in bianco e nero, fotocopiata o in ciclostile, creativa ed innovativa dal punto di vista grafico e passionali nei contenuti la fanzine veniva stampata in poche centinaia di copie, in alcuni casi anche meno. Tanto sono superficiali e frettolosi i blog di oggi quanto erano dettagliate, approfondite e appassionanti queste fanzine che guardacaso stanno rivivendo un nuovo momento d'oro, al pari del vinile e dei supporti "analogici" nel mondo del collezionismo e dei veri amanti della musica. C'è qualcosa che ha a che fare con il desiderare l'oggetto reale sia esso rivista, libro, fanzine, disco in vinile (33 e 45 giri) o cd e che nemmeno gli psicologi possono spiegare pienamente. Il tempo dedicato alla ricerca, lo stesso desiderare e cercare una cosa, informarsi, spendere magari non solo denaro ma anche "fatica" la rende necessariamente di valore, in netto contrasto con tutto ciò che puoi scaricare direttamente dalla rete, gratis, immediatamente, tutto e subito, intere discografie, intere bibliografie, tutto ammassato sul tuo hardisk rinviando l'ascolto e la lettura a un tempo spesso lontano se non al "mai". Abitutati al tutto subito e gratis ci sono già almeno due generazioni che ritengono "senza valore" tutto ciò che riguarda le opere dell'intelletto e dell'arte. Se non pago nulla per questo e quello il loro valore è nullo, Il fatto di possedere nell'hard disk migliaia di dischi e i libri personalmente non mi lascierebbe sereno sulla reale fruibilità del tutto. Vi è mai successo che si bucasse un'hard disk ? A me si e non è bello anche se fortunatamente ogni sera provvedevo al back up su cd. I formati cambiano e chi ci assicura che il formato di compressione o il sistema oggi utilizzato sarà convertibile nei sistemi futuri ? Da grande amante dell'analogico (cosciente dei limiti, dei pregi e dei difetti) trovo quantomeno curioso il fatto che un cd masterizzato o un dvd masterizzato possa essere messo fuori uso da piccoli graffi, dopo appena qualche anno. Inspiegabilmente cd anche recenti iniziano a saltare o semplicemente non vanno. Vogliamo veramente fidarci di qualcosa che spacciato per eterno a metà anni '80 ha mostrato segni di vecchiaia dopo appena 25/30 anni. Ora ci assicurano che non ci saranno problemi (i primi cd si ossidavano ed erano da buttare , ve lo ricordate ?) ma cd che hanno 50/60 anni come alcuni dei miei dischi (che suonano perfettamente con puntine e impianti di qualità) non li abbiamo; è troppo presto. Ed ogni anno escono nuove tecnologie che ci vogliono convincere a cambiare, ad innovare, a stare al passo con i tempi. Può darsi che il mio essere recalcitrante (e non solo mio ovviamente visto la mole di scambi su e-bay di tutto ciò che riguarda dischi, hi-fi, libri, riviste, fanzine, etc) nei confronti della tecnologia abbia a che fare con la mia pigrizia, non lo nego, un voler utilizzare il mio tempo leggendo, ascoltando, documentarmi come ho sempre fatto, su oggetti veri, cose vere, che posso estrarre dalla libreria, dalla discoteca, senza preoccuparmi in futuro del cambio di tecnologia. Potremmo parlare persino dei vecchi filmini personali in VHS che ora tutti vogliono passare in DVD sapendo che il nastro con gli anni si smagnetizza e diverrà inservibile. In questo caso e in tanti altri la tecnologia è utile sperando che i DVD siano longevi come i rivenditori ci dicono…. L'inconscio entra senza dubbio pesantemente nel desiderare gli oggetti non solo per il contenuto ma anche per la forma. Il libro vero, così come il disco a 33 giri, lo prendi in mano, ha un peso, un odore, lo puoi tenere aperto sdraiato sul divano ( secondo mia moglie il nostro divano IKEA in pelle nera inzia ad avere impressa in mia assenza una sagoma sospetta ormai incaccellabile) o nel letto. Il libro lo chiudi senza sforzo e lo riprendi dopo, lo riponi nello scaffale e alla fine e diventa un pezzo della tua storia. Sai che è lì; diventa un testimone del tuo cammino. Sono tanti i lettori che non rivenderebbero mai nemmeno un libro che non hanno apprezzato perchè fa parte del loro percorso. Non lo buttano nel "cestino" del computer. Lo tengono fisicamente perchè è un passo del cammino e come dicono i saggi, anche dal peggior liobro si può imparare qualcosa, fosse anche solo a non credere alle recensioni. Il collezionsita è invece un'altra tipologia di persona che a volte rasenta la patologia. L'oggetto in questo caso viene persino prima del contenuto: il libro, il disco, la rivista, il poster musicale, devono far parte della collezione, la loro assenza diventa fastidiosa, dolorosa, un buco da riempire a tutti i costi (e che costi, a volte). Possedere migliaia di dischi, cd, libri, etc. regala un senso di appagamento immenso, e io stesso nel mio piccolo l'ho provato prima di alleggerire come quasi tutti, con il passare degli anni, assestandomi intorno ai 1.500 pezzi la discoteca e ai 1.000 la biblioteca. I 50.000 pezzi del negozio non contano. Il problema è che non c'è mai una fine: il piacere della lettura e dell'ascolto rischiano di diventare secondari rispetto al possesso in una sorta di circolo vizioso dal quale è difficile uscire come da qualsiasi "dipendenza" anche se in questo nociva non per la salute bensì più che altro per il portafogli e per i rapporti con i “non malati” di collezionismo. Il nemico n.1 dei formati originali su carta ed analogici è ormai indiscutibilmente LO SPAZIO. Ne abbiamo sempre meno a disposizione. Lo spazio del nostro bagaglio umano che racconta le fasi della nostra adolescenza/maturità/giovinezza (oggi significa fin dopo i 40 anni) diventa ingombrante così come quello delle nostre compagne/compagni, in case sempre più piccole, con figli che reclamano a loro volta il "loro spazio". Necessariamente qualcosa deve essere sacrificato. I libri, i dischi, le riviste, i vestiti di qualche anno fa, tutto prende la via del riciclo, del mercatino dell'usato, del Re-Mida, della donazione alla Caritas ma spesso, almeno nel mio caso con grande tristezza. Credo che se ognuno di noi potesse avere a disposizione 100 mt. quadrati non per viverci ma per archiviare le proprie cose difficilmente le butterebbe, le regalerebbe o le porterebbe ai mercatini. Come puoi, mi chiedo, come puoi vendere i jeans sdruciti dei tuoi anni '80, il tuo "look" dell'era Domino o Number One, le scarpe o il vestito vintage, se sei una signorina, ben sapendo che dopo 3/5 anni tutto torna di moda. Ancor di più ti chiedo : come puoi disfarti senza sensi di colpa delle tue vecchie riviste musicali, quelle che aspettavi con ansia in edicola, riviste rock, metal, new-wave, punk per poi fiondarti nei negozi ad ascoltare i dischi "consigliati". E ancora oltre come puoi disfarti dei tuoi libri, che hanno segnato il tuo percorso, a volte sghembo, contorto, pieno di ripiegamenti e di folgoranti scoperte. Se in passato ho sacrificato qualche centinaia di libri (pentendomi quasi subito) non credo riuscirei a sacrificare in nome dello spazio tutti quei libri che mi hanno dato emozioni, che mi hanno formato, a cui devo la mia visione del mondo, le mie idee, i miei ideali, o più semplicemente che mi hanno regalato qualche ora di buon umore (roba rara oggi come allora). Perchè puoi dimenticare un libro in doppia fila (disposizione sacrilega ma a volte inevitabile) mezzo nascosto per riscoprirlo dopo anni, leggerne certi passaggi o addirittura rileggerlo tutto con gusto e trovandolo molto diverso, perchè diverso sei tu e di conseguenza diverso ti sembra il libro. Impagabile riaprire il libro e vedere cosa avevi sottolineato ricordando magari il perchè. A livello globale è un dato di fatto: stanno chiudendo librerie e negozi di dischi ed al loro posto nascono negozi di moda, abbigliamento, multibrand oppure computer store. Ci sono per fortuna ancora migliaia di negozi a livello globale che continuano a proporre con passione e competenza i prodotti veri, di carta e di musica, giornalisti, musicisti, scrittori, amanti appassionati che sanno quel che fanno e lo fanno professionalmente.
Il loro lavoro non può e non deve valere “nulla” perché tutto scaricabile dalla rete.
Preferisco la carta.
Preferisco il disco.
Preferisco le cose reali.
E non credo di essere l’unico.